1.Bonus per imprese e professionisti operativi almeno dallo scorso anno 2.Maggiorazione estesa anche alle imprese sociali

Bonus per imprese e professionisti operativi almeno dallo scorso anno

Individuate le condizioni soggettive per l’accesso al bonus nuove assunzioni. Con il DM del 25 giugno scorso, si dà completa attuazione all’incentivo fiscale (art. 4 D.Lgs. n. 216/2023) che consente agli operatori economici di maggiorare il costo ammesso in deduzione per le assunzioni di dipendenti a tempo indeterminato. Il DM conferma che possono beneficiare della maggiorazione gli operatori economici titolari di reddito d’impresa, nonché gli esercenti arti e professioni, anche in forma di associazione professionale o di società semplice, che svolgono attività di lavoro autonomo. Il DM effettua, poi, ulteriori precisazioni. In particolare, tra i soggetti che producono reddito d’impresa, sono incluse le società di capitali, le imprese individuali, le società di persone ed equiparate (ad es., società di fatto o irregolari), nonché gli enti non commerciali. Questi ultimi possono fruire dell’agevolazione limitatamente ai nuovi assunti utilizzati nell’esercizio dell’attività commerciale, secondaria rispetto a quella istituzionale e documentata separatamente in contabilità. Come stabilito dal DM, se il neoassunto è utilizzato sia per attività istituzionali, sia per attività commerciali, è necessario calcolare le ore dedicate a queste ultime basandosi su dati contabili interni. Questo assicura che, in caso di utilizzo promiscuo dei fattori produttivi, il beneficio sia proporzionato esclusivamente alle attività commerciali. Il DM individua anche operatori economici esclusi dall’agevolazione. È il caso degli operatori economici che impiegano i nuovi assunti in attività il cui reddito non è determinato analiticamente. Si pensi, ad esempio, ai contribuenti in regime forfettario (art. 1, comma 54 e ss., l. n. 190/2014) o agli operatori nel settore marittimo che si avvalgono del regime della cd. “tonnage tax” (artt. 155 ss. TUIR). Questi operatori possono applicare la maggiorazione solo se svolgono anche attività per le quali il relativo reddito è determinato in modo analitico, in proporzione al rapporto tra l’ammontare di ricavi e proventi derivanti dall’attività il cui reddito è determinato nei modi ordinari e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. Il DM conferma, altresì, una serie di condizioni antielusive per l’applicazione dell’incentivo. È, anzitutto, necessario che l’operatore economico abbia esercitato l’attività di impresa o di lavoro autonomo nel 2023 per almeno 365 giorni. Ciò consente di destinare l’agevolazione solamente a contribuenti effettivamente operativi, che necessitano di un incremento occupazionale stabile. Per la medesima ragione, il DM esclude le società in liquidazione ordinaria e giudiziale, nonché tutte le imprese che abbiano fatto ricorso agli altri istituti liquidatori previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Una volta individuato i requisiti soggettivi, il DM ribadisce che l’accesso alla maggiorazione presuppone la presenza di nuove assunzioni. A tal fine, l’operatore economico deve verificare, in primo luogo, la sussistenza di un incremento occupazionale, ossia di una differenza positiva tra il numero dei lavoratori a tempo indeterminato alla fine del 2024 e il corrispondente valore medio del 2023. Si tratta di una prima verifica che condiziona il beneficio alla sussistenza di almeno una nuova assunzione a partire dal 1° gennaio 2024. In secondo luogo, il contribuente deve registrare un incremento complessivo della forza lavoro. Quindi, il numero complessivo dei dipendenti alla fine del 2024 deve essere superiore al numero degli stessi lavoratori occupati nel 2023. Per la determinazione di questi due incrementi, il DM prevede puntuali indicazioni. Sulle tipologie contrattuali, viene stabilito che nel calcolo rilevino i lavoratori con contratto a tempo parziale, in misura proporzionale alle ore di lavoro prestate rispetto a quelle previste dal contratto nazionale ai fini sia della determinazione dell’incremento occupazionale sia dell’incremento occupazionale complessivo.

Maggiorazione estesa anche alle imprese sociali

Bonus nuove assunzioni anche per gli enti non commerciali. Questo quanto emerge dal DM attuativo della misura. Come rilevato, la maggiorazione spetta limitatamente ai nuovi assunti coinvolti nell’esercizio dell’attività commerciale, secondaria rispetto a quella istituzionale e risultante da separata evidenza contabile. La disciplina consentirebbe, quindi, di annoverare tra i destinatari dell’agevolazione anche alcune tipologie di enti del terzo settore (Ets). Si pensi, ad esempio, alle imprese sociali. Questa qualifica è riconosciuta a tutti gli enti di carattere privato (associazioni, fondazioni o società), che esercitino, in via stabile e principale, un’attività d’impresa di interesse generale. (ad es., prestazioni sanitarie, ricerca scientifica di particolare interesse sociale, microcredito, etc.). Sotto il profilo fiscale, l’impresa sociale è un ente commerciale a tutti gli effetti, cui si applicano le norme del reddito di impresa, almeno fino a quando non entrerà in vigore l’apposita disciplina tributaria in tema di detassazione di utili e avanzi di gestione, di cui all’art. 18, D.Lgs. n. 112/2017. In quanto titolare di reddito d’impresa, l’impresa sociale potrebbe agevolmente godere della maggiorazione. In particolare, per i nuovi dipendenti a tempo indeterminato impiegati nell’attività istituzionale, di natura commerciale, la maggiorazione potrebbe incidere sull’intero costo sostenuto dall’impresa sociale, afferente al reddito assoggettato a IRES. Invece, per i dipendenti impiegati sia nell’attività istituzionale, sia in quella svolta in modalità non commerciali, la deduzione maggiorata avverrebbe in proporzione al rapporto tra ammontare di ricavi e proventi da attività commerciale e ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. Nel novero della misura agevolativa, sarebbero, invece, esclusi altre tipologie di enti che esercitano, in via esclusiva, attività considerata per legge non commerciali. È il caso, ad esempio, degli enti associativi, i cui corrispettivi specifici versati dai propri soci, associati, tesserati e partecipati sono sottratti a tassazione (art. 148, comma 3, TUIR), o delle ONLUS. Per queste ultime, ad eccezione delle società cooperative, i proventi derivanti dallo svolgimento di attività istituzionale o direttamente connessa non concorrono alla formazione del reddito imponibile (art. 150 TUIR). Pertanto, coerentemente con il perimetro applicativo dell’agevolazione individuato dal DM, questi soggetti resterebbero esclusi dal novero dei fruitori del bonus nuove assunzioni in quanto enti non titolari di reddito d’impresa.

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