1.Compensi occasionali sportivi tra i redditi diversi 2.Rimborso al volontario solo quando partecipa a eventi riconosciuti

Compensi occasionali sportivi tra i redditi diversi

Lavoro sportivo, con le modifiche al Tuir i compensi occasionali tornano a qualificarsi come redditi diversi. Molte le novità introdotte nel Dl 71/2024, in vigore dal 1° giugno scorso e in attesa di conversione in legge. Oltre alla revisione della disciplina sul trattamento economico del volontario sportivo (si veda l’articolo di spalla) il Dl 71/24 introduce nuove modifiche alla disciplina del lavoro sportivo di cui al Dlgs 36/2021. Il lavoro sportivo può essere nella forma subordinata o autonoma, e anche nella forma di collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) o come lavoro occasionale. Con la specifica che, in quest’ultima ipotesi, la prestazione di lavoro è regolata nel rispetto della normativa vigente e, come chiarito da recente prassi, può inquadrarsi sia nella forma tipica di lavoro autonomo occasionale di cui all’articolo 2222 del Codice civile sia in quella speciale (di cui all’articolo 54-bis del Dl 50/2017).

A livello fiscale la riforma qualifica i compensi derivanti da prestazioni sportive in base a criteri qualitativi, per cui i redditi seguono il trattamento tributario del relativo rapporto. Vale a dire come redditi di lavoro autonomo o subordinato o ad essi assimilato. Ciò a differenza di quanto previsto ante riforma in cui i compensi erogati nell’esercizio di attività sportive dilettantistiche erano qualificati tout court come redditi diversi entro la soglia dei 10mila euro annui (articolo 67, comma 1, lettera m) del Tuir, abrogato dal Dlgs 36/21).

Un’impostazione, questa, che rischia tuttavia di confliggere con le recenti modifiche di cui al Dl 71/2024. Il provvedimento ha abrogato l’articolo 53, comma 2, lettera a), Tuir, secondo cui i redditi derivanti dalle prestazioni sportive, oggetto di contratto diverso da quello di lavoro subordinato o da quello di collaborazione coordinata e continuativa, sono assimilabili ai redditi di lavoro autonomo. La conseguenza di un simile vulnus determinerebbe che, sul piano dell’inquadramento, il compenso sportivo potrebbe tornare a classificarsi quale reddito diverso agli effetti dell’articolo 67, comma 1, lettera l, Tuir.

A livello operativo, particolari questioni non dovrebbero sorgere nel caso in cui la prestazione di lavoro occasionale rientri nelle forme speciali del Dl 50/2017. In tali casi, infatti, vale la generale esenzione prevista da tale normativa per compensi non superiori a 5mila euro annui. Discorso diverso, invece, per la prestazione occasionale autonoma. Per quest’ipotesi, in linea generale, il compenso del prestatore dovrebbe inquadrarsi quale reddito diverso, soggetto a ritenuta del 20% (articolo 25, Dpr 600/1973).

Va tuttavia considerato che, per i lavoratori occasionali sportivi, il trattamento dovrebbe tenere conto anche della disciplina speciale della riforma dello sport. Quest’ultima prevede per i lavoratori sportivi dilettantistici l’applicazione di un regime di esenzione fiscale entro la soglia dei 15mila euro (articolo 36, comma 6, Dlgs 36/2021).

Una franchigia spettante ai soli compensi di lavoro sportivo nell’area del dilettantismo. Vale a dire attività che, stando alla relazione illustrativa al primo correttivo (Dlgs 163/2022), sono normalmente legate a campionati o tornei, che non si esauriscono in una sola prestazione, e a un tesseramento che ha durata di norma annuale. Va tuttavia specificato che, in assenza di un espresso divieto, dovrebbe ritenersi applicabile l’esenzione fiscale entro i 15mila euro per i prestatori occasionali quali tipologie di lavoratori ammesse dalla riforma dello Sport. Del resto questo emerge chiaramente dal tenore dell’articolo 25, comma 3 bis che oltre a richiamare espressamente i lavoratori occasionali è puntualmente rubricato «lavoratori sportivi».

In attesa di un chiarimento, un approccio certamente prudenziale potrebbe essere quello di applicare la ritenuta. Tuttavia non appare ragionevole prospettare sotto il profilo fiscale una potenziale discriminazione di trattamento tra l’occasionalità della prestazione sportiva e quella continuativa. Soprattutto alla luce del regime previgente alla riforma dello sport.

Rimborso al volontario solo quando partecipa a eventi riconosciuti

Volontariato sportivo, con le nuove modifiche salta il coordinamento con il Terzo settore. Si tratta di uno degli interventi di restyling più incisivo alla riforma dello sport, efficace dal 1° giugno scorso ad opera del Dl 71/24. In primo luogo cambia il trattamento economico di chi presta attività di volontariato in ambito sportivo mediante la sostituzione integrale del comma 2 dell’articolo 29 del Dlgs 36/21.

Viene superata la disciplina previgente che riconosceva il rimborso delle sole spese documentate di vitto, alloggio, viaggio e trasporto sostenute dal volontario sportivo al di fuori del territorio comunale di residenza.

Con la possibilità di autocertificarle entro il limite di 150 euro mensili. Un plafond, questo, considerato evidentemente e esiguo e aumentato da 150 a 400 euro mensili. Non solo. Oltre al tetto di spesa oggetto di rimborso, variano anche le tipologie di spese in presenza delle quali i volontari sportivi possono ricevere rimborsi. Il legislatore adotta una formulazione più restrittiva ammettendo nel novero solo quelle riguardanti attività svolte esclusivamente in occasione di manifestazioni ed eventi sportivi riconosciuti da Federazioni, Discipline sportive associate e Enti di promozione sportiva, oltreché Coni, Cip e Sport e salute Spa. Con il rischio, dunque, di escludere tutti coloro che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità in attività sportive diverse da quelle legate agli eventi.

Si pensi, ad esempio, al tesserato che in via occasionale affianca l’allenatore o istruttore per lo svolgimento delle attività istituzionali a titolo gratuito o a fronte di mero rimborso delle spese. In questo caso, stando alle nuove regole, al soggetto in parola verrebbe applicata la disciplina del volontariato sportivo (e i relativi adempimenti) solo laddove il suo impegno avvenga in occasione di manifestazioni. È chiaro che siamo di fronte a una forzatura del sistema che si discosta da quella del Terzo settore per avvicinarsi invece a quanto previsto per direttori e arbitri di gara. Nello stesso senso si introduce un nuovo obbligo di comunicare i nominativi dei volontari sportivi e l’importo corrisposto al registro sport.

Un adempimento pubblico, diverso dal registro dei volontari del Terzo settore, che deve essere compiuto entro la fine del mese successivo al trimestre di svolgimento delle prestazioni sportive del volontario. Così consentendo la disponibilità dei dati all’Ispettorato del lavoro, Inps e Inail allo scopo di verificare che i citati rimborsi forfetari non si trasformino in veri e propri corrispettivi propri dei rapporti di lavoro sportivo.

Un tema da chiarire riguarda, poi, il riferimento all’Inail. Il richiamo all’istituto sembrerebbe costituire un refuso che occorrerà chiarire posto che i volontari sono obbligatoriamente assicurati per la responsabilità civile verso i terzi e non anche per gli infortuni, che scatta invece solo se sono anche tesserati e svolgono attività sportiva in senso stretto.

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