1.Enti del terzo settore, 110% vincolato all’assenza di compensi per il cda. 2.Limiti di spesa potenziati, ricalcolo sulla superficie complessiva degli edifici

Enti del terzo settore, 110% vincolato all’assenza di compensi per il cda

Superbonus per Onlus, Odv e Aps del settore sanitario e assistenziale: a rischio l’effettivo appeal per il requisito dell’assenza di compensi o indennità di carica in favore del cda.

Onlus, Odv e Aps che operano nel settore socio-sanitario-assistenziale rappresentano i soli enti che, a oggi, possono beneficiare dell’aliquota del 110% (peraltro con limiti di spesa potenziati) sulle spese sostenute sino al 2025, mantenendo inoltre la possibilità di accedere alla cessione del credito e allo sconto in fattura.

Questi benefici sono tuttavia subordinati ad alcune condizioni elencate dal comma 10-bis, dell’articolo 119, del Dl 34/2020, con la conseguente necessità di compiere una puntuale verifica circa l’effettivo rispetto delle stesse.

Sul punto, mentre non desta particolari criticità la verifica sull’attività svolta, sulla categoria catastale del bene e sul titolo di possesso, maggiore attenzione deve essere riservata all’accertamento dell’assenza di compensi o indennità in favore del cda.

Vale la pena ricordare che questo aspetto è stato già oggetto di un dibattito interpretativo, legato a una posizione più restrittiva assunta dall’agenzia delle Entrate con la circolare 3E/2023. Secondo il citato documento, infatti, per poter accedere ai benefici di cui al comma 10-bis, l’assenza di compensi o indennità sarebbe dovuta già “sussistere alla data di entrata in vigore della disposizione in questione, vale a dire il 1° giugno 2021”.

Sull’argomento è poi intervenuto il legislatore, stabilendo che tutti i requisiti di cui al comma 10-bis devono sussistere dalla data di avvio dei lavori o, se precedente, di sostenimento delle spese, salvo la registrazione del contratto di comodato d’uso, che invece deve risultare con data certa anteriore al 1° giugno 2021 (articolo 2, comma 3-bis, Dl 11/2023).

Quanto all’assenza di compensi o indennità di carica in favore dei componenti del cda, è stato poi chiarito che il requisito è soddisfatto se, a prescindere da quanto previsto dallo statuto, sia dimostrato, con qualsiasi mezzo di prova o con dichiarazioni rese ai sensi degli articoli 46 e 47 del Dpr 445/2000, che gli emolumenti non sono stati percepiti, vi si è rinunciato o sono stati restituiti (articoli 2, comma 3-ter, Dl 11/2023).

Si tratta di un aspetto cui gli enti dovranno prestare molta attenzione, procedendo eventualmente ad acquisire e conservare fin da subito tutta la documentazione che comprovi l’assenza, la rinuncia o la restituzione dei compensi/indennità in vista di eventuali controlli. Infatti, in caso di mancato rispetto del requisito, si resta esposti al recupero del beneficio fiscale e all’irrogazione delle connesse sanzioni, con conseguenze molto penalizzanti.

In un’ottica generale, tuttavia, si osserva che il presupposto in esame rischia di rendere eccessivamente difficoltoso l’accesso all’agevolazione da parte degli enti interessati.

Ciò confliggerebbe con l’obiettivo, finora ricercato dal legislatore, volto a favorire il recupero del patrimonio edilizio da parte delle realtà non profit, specie quelle che, in un’ottica di sussidiarietà rispetto allo Stato, svolgono attività di assistenza alle fasce più deboli.

Del resto, come chiarito anche dalla prassi, le agevolazioni in questione rispondono all’esigenza di non penalizzare soggetti non profit strutturati che, in ambito sanitario-assistenziale, “esercitano la propria attività in edifici di grandi dimensioni anche in considerazione del fatto che, per taluni servizi che vengono erogati alla collettività (centro diurno integrato, residenza sanitaria assistenziale, poliambulatori, servizi sanitari e assistenziali e così via), le norme e gli standard funzionali impongono la disponibilità di notevoli superfici appositamente attrezzate” (circolare 3/E/2023). Partendo da queste premesse, quindi, è ragionevole ritenere che la governance di questo tipo di enti sia affidata a soggetti qualificati e con esperienza nel settore i quali, difficilmente, potrebbero ricoprire l’incarico in assenza di compensi o indennità

Limiti di spesa potenziati, ricalcolo sulla superficie complessiva degli edifici

Ricalcolo dei limiti di spesa “potenziati”: questo l’altro aspetto da attenzionare per le Onlus, Odv e Aps che ricadono nel campo di applicazione dell’articolo 119, comma 10-bis, del decreto Rilancio. La disposizione consente, infatti, di moltiplicare i limiti già previsti dall’articolo 119 per le “singole unità immobiliari”, per il rapporto tra la “superficie complessiva” dell’immobile oggetto di intervento e la “superficie media” di una unità abitativa come ricavabile dal Rapporto dell’Osservatorio del mercato immobiliare. Nonostante il riferimento della norma alla “superficie complessiva”, con la circolare 3/E/2023 l’agenzia delle Entrate aveva sostenuto che, ai fini del calcolo, si sarebbe dovuta prendere in considerazione la “superficie lorda”. Due definizioni non esattamente coincidenti, laddove per la “superficie lorda” si può eventualmente fare riferimento alla sagoma dell’edificio considerando uno spessore delle pareti esterne pari a 30 centimetri, mentre per la “superficie complessiva” occorre valorizzare ulteriori parametri, come ad esempio le parti non residenziali e quelle relative a servizi e accessori. Su questo aspetto è intervenuto il ministero dell’Economia e delle finanze durante il question time del 14 febbraio precisando che – in linea con il testo normativo – il numero delle unità immobiliari figurative deve essere determinato rapportando la “superficie complessiva” (escludendo, dunque, la “superficie lorda”) dell’immobile oggetto di intervento e la superficie media di una unità abitativa come ricavabile dal Rapporto Omi. L’esempio prospettato nel documento di prassi (che richiamava la “superficie lorda”), infatti, aveva solo l’obiettivo di illustrare, in termini algebrici, le modalità di calcolo delle unità immobiliari figurative. In presenza, dunque, di una “superficie complessiva” pari a 4000 mq e una media per unità abitativa di 100 mq ricavabile dal Rapporto Omi, dal loro raffronto si possono ottenere 40 unità immobiliari “figurative”. Al fine di individuare il limite di spesa applicabile all’intervento, sarà poi necessario moltiplicare il numero delle unità figurative per i limiti previsti dall’articolo 119 del Dl 34/2020. Con riferimento, invece, al tema della “superficie media” dell’unità immobiliare, il Mef ha ribadito che è sempre necessario fare riferimento al dato Omi a livello “nazionale” e non a livello “comunale”.

Un’impostazione coerente con la disposizione (che disciplina gli interventi in tutto il Paese) e ha il pregio di evitare le disparità di trattamento che si creerebbero se si desse risalto alla media del Comune di ubicazione dell’immobile. Resta aperta la questione legata al fatto che alcune realtà, prima dei chiarimenti, potrebbero aver applicato un comportamento difforme. Condotte che, anche se tenute in buona fede, potrebbero dar luogo a sanzioni.

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