1.Enti filantropici esenti Ires sui redditi immobiliari 2.Investimenti legittimi ma solo senza ritorno finanziario

Enti filantropici esenti Ires sui redditi immobiliari

Enti filantropici, l’esenzione Ires dei redditi immobiliari riguarda ogni attività non commerciale.

Si tratta di una delle precisazioni fornite dall’agenzia delle Entrate, d’intesa col ministero del Lavoro e delle politiche sociali, nella risoluzione 75/2023 pubblicata il 21 dicembre.

La risoluzione ha chiarito il peculiare status delle realtà del Terzo settore con qualifica di ente filantropico. Grazie alla riforma del Terzo settore, queste organizzazioni hanno trovato per la prima volta riconoscimento giuridico e regime fiscale dedicato.

Quanto alle attività esercitabili, il Dlgs 117/2017 (Codice del Terzo settore) valorizza il ruolo della filantropia come strumento di promozione sociale, per l’erogazione di denaro, beni o servizi a favore di persone svantaggiate o attività d’interesse generale.

Questo può tradursi in attività di beneficenza «diretta» verso categorie fragili ma anche «indiretta», con l’apporto di risorse economiche e strumentali a supporto di progetti di interesse generale di altri enti del Terzo settore (intermediazione filantropica).

Sotto il profilo fiscale, occorre distinguere tra misure operative e disposizioni sottoposte all’autorizzazione della Commissione europea ex articolo 108 Tfue.

Se, da un lato, i criteri di commercialità previsti dall’articolo 79 Cts, una volta approvati dalla Commissione Ue, si applicheranno anche agli enti filantropici, dall’altro, fra le norme operative già nel periodo transitorio, spicca la previsione dell’esenzione Ires per redditi derivanti da gestione immobiliare.

L’articolo 84, comma 2, del Cts, prevede un’ipotesi di esenzione per redditi di immobili destinati allo svolgimento di attività non commerciale. Disposizione applicabile a organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale (articolo 85, comma 7) ed enti filantropici (comma 2-bis, articolo 84).

In questo contesto si inserisce il chiarimento fornito dalla Risoluzione 75/2023, con cui l’Agenzia si sofferma per la prima volta sulla nuova punteggiatura dell’articolo 84, comma 2, frutto della modifica apportata dal Dl Semplificazioni (73/2022).

Il nuovo testo vede l’introduzione di due sole virgole a creare un inciso, senza variazioni lessicali. Modifica che, come rilevato dall’Agenzia, vuole rendere esplicito che il presupposto per fruire dell’esenzione Ires – dato dalla destinazione esclusiva allo svolgimento di attività non commerciali – si riferisce ai redditi che gli enti filantropici ritraggono dalla gestione immobiliare e non agli immobili stessi.

In virtù di questa sfumatura, l’Agenzia conferma che l’esenzione si applica ai proventi derivanti dalla gestione del patrimonio immobiliare, inclusa la locazione, a condizione che questi non siano inseriti in un contesto produttivo, caratterizzato da organizzazione di mezzi e personale.

Si pensi a un ente filantropico intenzionato a locare un immobile: se l’attività è svolta con modalità commerciali – ricorrendo, ad esempio, a iniziative promozionali per attirare i locatari – l’esenzione Ires non sarà applicabile. Sarà applicabile, invece, laddove l’attività sia svolta senza organizzazione d’impresa e l’immobile sia posseduto solo per trarre redditi fondiari da destinare all’attività istituzionale.

Resta insoluto un dubbio sugli effetti temporali della modifica del Dl 73/2022, non avendo l’Agenzia chiarito come vada interpretato il testo originario della norma, privo delle due nuove virgole.

Sarebbe stato utile precisare che l’esenzione Ires, fin dall’entrata in vigore nel 2018, si applica anche alle locazioni, sempre che i proventi siano destinati ad attività non commerciali.

Investimenti legittimi ma solo senza ritorno finanziario

La filantropia si realizza anche con attività di investimento gratuita. La Risoluzione 75/2023 certifica una delle novità più importanti della Riforma del Terzo settore a proposito di enti filantropici.

Difatti, il Codice del Terzo settore (Cts) non solo riconosce esplicitamente questa categoria di ente del Terzo settore (Ets) ma innova rispetto al passato il ventaglio delle attività riconducibili alla beneficenza.

Vale la pena ricordare che già la normativa Onlus (comma 2-bis dell’articolo 10, Dlgs 460/1997) aveva, nel corso del 2008, riconosciuto la valenza solidaristica della beneficenza «indiretta», realizzata con un’attività erogativa gratis di denaro, a supporto di progetti di utilità sociale di altri enti non profit.

In questo solco, il Cts fa un duplice – determinante – passo avanti: da un lato, l’articolo 5 annovera fra le attività d’interesse generale esercitabili dagli Ets l’erogazione di denaro ma anche di «beni o servizi» (lettera u, comma 1); dall’altro, nel definire gli enti filantropici, l’articolo 37 precisa che erogano a sostegno delle persone svantaggiate o delle attività di interesse generale denaro, beni o servizi «anche di investimento».

Si tratta di due innovazioni significative, che esplicitano il ruolo della filantropia come attività di supporto, a 360 gradi, dei progetti di interesse generale degli Ets.

Ma a ben vedere, valorizzando ciò che la legge dice ma anche ciò la stessa non dice, alla duplice novità degli articoli 5 e 37 corrisponde un doppio livello di attività di beneficenza «indiretta»: difatti, se solo gli enti filantropici possono svolgere una vera e propria attività di investimento, in virtù dell’inciso presente solo all’articolo 37, d’altra parte la possibilità di erogare denaro, beni o servizi – quale espressione della propria attività istituzionale – è garantita a tutti gli Ets. L’articolo 5, comma 1, lettera u non pone alcun limite soggettivo all’esercizio delle attività di beneficenza a sostegno di attività di interesse generale.

Tornando alla Risoluzione 75/2023, è ammesso per enti filantropici non solo effettuare erogazioni di denaro a fondo perduto, ma anche realizzare investimenti con la sottoscrizione di capitali e prestiti. Ciò a condizione che, seppur sia prevista la restituzione del capitale apportato, non si richieda remunerazione, ad esempio sotto forma di interessi.

Quest’attività di investimento “gratuita” distingue gli enti filantropici dagli altri Ets ma anche dalle imprese sociali che, per il loro status di enti commerciali, possono svolgere attività di micro-credito, come previsto dal Dlgs 112/2017.

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