1.Nel totale delle spese dell’ente rientrano i costi figurativi dei volontari 2.Entrate e uscite figurative per l’Oic 35 vanno valorizzate a fair value

1.Nel totale delle spese dell’ente rientrano i costi figurativi dei volontari

Il valore economico dei volontari al centro dei nuovi sistemi di rendicontazione degli enti del Terzo settore. Questo il tema delle riflessioni sviluppate durante la Tavola rotonda «Il valore del volontariato», organizzata dalla Croce Rossa Italiana in collaborazione con il Cnel.

L’incontro del 3 giugno ha coinvolto istituzioni, università ed esperti con l’obiettivo di elaborare orientamenti condivisi per attribuire un valore monetario al tempo e alle competenze che i volontari offrono in realtà non profit come gli enti del Terzo settore (Ets). Una questione già attenzionata da organizzazioni come l’International Labour Office (Manuale sulla misurazione del lavoro volontario del 2011) e che ha assunto particolare rilievo in Italia con la Riforma del Terzo settore. Il Dlgs 117/2017 (Cts), infatti, permette agli Ets di valorizzare i “costi figurativi” connessi all’impiego di volontari, sebbene questi ultimi non ricevano alcuna retribuzione in ragione della gratuità delle loro prestazioni (articolo 17 Cts).

Si tratta di un’operazione che, oltre a rendere visibile il peso economico del volontariato, può addirittura incidere in positivo sul mantenimento della qualifica di Ets. Quantificare le ore di impiego dei volontari, infatti, facilita le realtà del Terzo settore nel mantenere il rapporto di secondarietà delle attività diverse rispetto a quelle di interesse generale (articolo 6 Cts).

In particolare, stando al Dm 107/2021 gli Ets possono svolgere attività diverse, purché entro il limite del 30% delle entrate complessive o, in alternativa, del 66% del totale dei costi sostenuti, pena la cancellazione dal Registro unico (Runts). Ed è proprio in questo contesto che l’articolo 3 del Dm prevede che i costi figurativi associati all’impiego di volontari concorrano a determinare il totale delle spese sostenute dall’Ets, aumentando così il plafond su cui calcolare il rapporto tra entrate da attività diverse e spese complessive.

Ma quali sono gli step da seguire per stimare l’attività dei propri volontari?

Ai fini di una corretta valorizzazione occorrerà applicare alle ore di attività prestate dai volontari la retribuzione oraria lorda prevista dai Ccnl più rappresentativi per le corrispondenti qualifiche di lavoratori. In altri termini, gli Ets dovrebbero identificare le mansioni svolte dai volontari per poi suddividerli in categorie omogenee, da “agganciare” ad uno specifico livello retributivo del Ccnl applicabile. Da qui, la retribuzione oraria lorda individuata per ciascuna tipologia di volontario dovrebbe essere moltiplicata per le ore di attività risultanti dal Registro volontari. Dalla somma di tali valori si ottiene il costo figurativo dei volontari che – come anticipato – sarà considerato al pari di una spesa in capo all’Ets.

Un simile approccio, denominato «costo di sostituzione», attribuisce alle ore di attività volontaria la retribuzione che si sarebbe dovuta corrispondere a un lavoratore per la medesima attività. Tale procedura si rivela particolarmente utile per realtà come le organizzazioni di volontariato (Odv) che, per lo svolgimento delle proprie attività, possono ricevere il solo rimborso dei costi documentati (articolo 33 Cts). Con la conseguenza che ogni attività svolta dietro corrispettivo si considera «attività diversa» e il quantum delle spese sostenute può essere determinante per mantenere la qualifica di Ets. Senza contare che le Odv devono altresì dimostrare di avvalersi in via prevalente dell’apporto volontario dei propri associati, e non di lavoratori retribuiti.

E proprio in quest’ottica il ministero del Lavoro si è occupato di distinguere le metodologie di calcolo che le Odv dovranno utilizzare a seconda del tipo di adempimento (nota numero 18244/2021). Infatti, mentre per calcolare il rapporto tra lavoratori e volontari potrà essere utilizzato il cosiddetto «criterio capitario» – basato sul numero di volontari iscritti – per determinare i costi complessivi dell’ente occorrerà moltiplicare le ore di attività prestate per la retribuzione prevista dalle corrispondenti qualifiche dei Ccnl, riconducendo così l’apporto dei volontari ad una «dimensione economica misurabile».

Entrate e uscite figurative per l’Oic 35 vanno valorizzate a fair value

La valorizzazione dei volontari tra bilancio di esercizio e informazioni rese disponibili nel Runts. L’apporto dei volontari può avere una propria evidenza nella rendicontazione di fine periodo, non solo tra i costi (vedi articolo nella pagina) ma anche tra i proventi figurativi.

E proprio il Dm del 5 marzo 2020 consente agli Ets con ricavi, rendite, proventi o entrate non inferiori a 220 mila euro di riportare i costi e i proventi figurativi in calce al rendiconto gestionale e indicare, nella relazione di missione (punto 22), il valore generato dall’apporto dei volontari unitamente a quello normale dei beni e servizi acquistati o ceduti gratuitamente. Sotto il profilo meramente contabile, però, occorre comprendere come misurare tali valori. Su questo aspetto interviene l’Organismo italiano di contabilità (Oic), che con l’Oic 35 chiarisce come i componenti figurativi dovranno essere riportati a fair value. Vale a dire in misura pari al prezzo che l’ente avrebbe potuto percepire per la vendita di un’attività, o che avrebbe potuto sostenere per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione.

E con particolare riguardo alla valorizzazione dell’attività di volontariato, in linea con l’Oic35, ai fini del computo dei componenti figurativi l’Ets dovrà includere sia l’attività dei volontari «non occasionali» (articolo 17, comma 1 Cts) che di quelli occasionali. Un contributo, quello reso da questi ultimi, che a rigore rientrerà nelle erogazioni gratuite di servizi ricevute (articolo 3 Dm 107 lettera b) determinate sulla base del loro «valore normale», sostanzialmente coincidente con il fair value di matrice “societaria”.

Su tale aspetto, però, occorre riflettere se l’attività dei volontari valutata al fair value in entrata (costo figurativo) possa o meno coincidere con una prestazione resa dall’Ets a favore di associati o di terzi anch’essa valutata al fair value in uscita (provento figurativo).

A tal proposito i valori sembrerebbero coincidenti, producendo una sorta di compensazione. In tale visione, il costo figurativo – ossia quello che l’ente avrebbe dovuto sostenere nel caso in cui i volontari non avessero donato il proprio tempo – coincide con il valore dell’erogazione dell’attività fornita dall’Ets tramite i volontari. Anche se, secondo le indicazioni dell’Oic, sarà possibile misurare il fair value del costo del servizio tramite le indicazioni ministeriali e il fair value del provento figurativo secondo il valore attribuito dal mercato (laddove questo esista) alla prestazione.

La valorizzazione dei volontari, tuttavia, passa anche per l’aggiornamento delle informazioni al Runts per le realtà con qualifica di associazione di promozione sociale (Aps) e Odv. Entro il 30 giugno di ogni anno, infatti, queste ultime devono comunicare eventuali variazioni in merito al numero di volontari, oltre ad aggiornare le informazioni sul numero degli associati e dei lavoratori. Adempimenti, questi, aggiuntivi rispetto alla generalità degli Ets ma che si giustificano in ragione delle peculiarità di Odv e Aps, dove la quantificazione dell’attività volontaria può assumere un ruolo fondamentale per evitare la fuoriuscita dell’ente dal Terzo settore.

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