1.Per ogni sport individuate mansioni lavorative ad hoc 2.Non è automaticamente volontario chi ricopre cariche sociali

Per ogni sport individuate mansioni lavorative ad hoc

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 21 febbraio, il ministero per lo Sport ha aggiunto un ulteriore tassello per l’applicazione della nuova disciplina sul lavoro sportivo. Si tratta dell’elenco delle mansioni, individuate sulla base dei regolamenti delle federazioni sportive nazionali (Fsn) e discipline sportive associate (Dsa), necessarie per lo svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica.

Le mansioni indicate nel decreto sono suddivise per singola federazione e disciplina sportiva, integrando quelle già “codificate” dalla riforma. Vale a dire le sette figure previste dall’articolo 25 del decreto legislativo 36/2021, valevoli per la generalità delle discipline sportive:

atleta;

allenatore;

istruttore;

direttore tecnico;

direttore sportivo;

preparatore atletico;

direttore di gara.

Si tratta, dunque, di attività ulteriori individuate in funzione delle specificità della singola disciplina sportiva di riferimento. Ad esempio, il meccanico di per sé non rappresenta un lavoratore sportivo, ma potrebbe qualificarsi come tale nell’ambito della federazione Aci o nella pallacanestro paralimpica.

La metodologia adottata per l’elenco è in linea con quanto previsto dalla normativa, posto che le mansioni sono individuate sulla scorta dei regolamenti tecnici federali. L’elenco non risulta tuttavia ancora completo, mancando all’appello alcune federazioni sportive nazionali. È il caso, ad esempio, della federazione italiana vela e della federazione italiana taekwondo, nonché della federazione italiana golf e federazione italiana pentathlon moderno. Per le federazioni e discipline che ancora non hanno provveduto all’invio presso il dipartimento dello sport delle mansioni necessarie, dunque, le agevolazioni previste per i lavoratori sportivi restano limitate alle sette figure professionali tipizzate dall’articolo 25 del Dlgs 36/2021. Le agevolazioni consistono nell’esenzione Inps per i compensi annui di importo inferiore a 5mila euro e Irpef entro il plafond dei 15 mila euro annui.

Restano peraltro da chiarire gli effetti applicativi, al fine di evitare che la medesima mansione svolta da enti affiliati a più Fsn o Dsa possa determinare un diverso inquadramento dei collaboratori. A tale scopo sarà necessaria un’opera di coordinamento finalizzato ad aggiornare i regolamenti tecnici e a fornire al dipartimento un elenco coerente con le attività svolte. In caso di enti sportivi affiliati a più Fsn o Dsa potrebbe, infatti, verificarsi l’ipotesi paradossale in cui il medesimo soggetto, pur svolgendo la stessa mansione, possa essere o meno qualificato come lavoratore sportivo a seconda della disciplina per cui opera.

La norma consente al dipartimento per lo Sport di integrare o modificare l’elenco delle mansioni entro il 31 dicembre di ciascun anno, ma si ritiene che, in fase di prima applicazione, eventuali modifiche o integrazioni possano essere adottate anche in tempi più brevi.

Va detto che la qualificazione come lavoratore sportivo prevede non solo il rispetto delle mansioni secondo quanto sopra indicato, ma anche il tesseramento con l’organismo affiliante (Fsn, Dsa o ente di promozione sportiva).

Resta fermo che alcune professionalità sono escluse in ogni caso dal novero delle mansioni che consentono l’accesso ai benefici fiscali e previdenziali. Si pensi, ad esempio, a quelle di carattere amministrativo gestionale oppure alle prestazioni rese nell’ambito di una professione che prevede l’iscrizione di apposito albo.

Non è automaticamente volontario chi ricopre cariche sociali

Volontariato e cariche sociali: coincidenza possibile ma non obbligatoria. La conferma arriva con la nota del 1° febbraio inviata agli organismi sportivi dal Coni, a riscontro del chiarimento del ministro dello Sport in materia di volontariato sportivo e incompatibilità prevista dall’articolo 29 del decreto legislativo 36/2021.

La riforma ha introdotto una specifica disciplina per i volontari sportivi, consentendo ad Asd e Ssd, federazioni, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, Coni, Cip e Sport e salute Spa di avvalersene nello svolgimento delle proprie attività istituzionali. In linea con quanto previsto nel Terzo settore, i volontari sono individui che mettono a disposizione tempo e capacità in modo personale, gratuito e spontaneo senza alcun fine di lucro. Una definizione puntuale in cui, come precisato dal ministro del Lavoro e Politiche sociali, requisito caratterizzante è costituito dalla libera scelta, apporto personale, spontaneità e gratuità della prestazione volontaristica, che risponde esclusivamente a un vincolo di natura morale (nota ministeriale 4011/2022).

In questo senso si pone il tema su quali siano i soggetti da ricomprendere in quest’ambito. Vale a dire se nella categoria possano rientrare amministratori e componenti degli organi sociali, qualora svolgano a titolo gratuito le attività direttamente connesse alla carica elettiva.

Va tenuto conto che l’attività di presidente o consigliere difficilmente è paragonabile a quella spontanea svolta dal volontario in senso stretto. Il primo aspetto da sottolineare è che il vincolo che lega il componente della carica sociale alla propria associazione è relativo non a una attività volontaristica, ma a un mandato elettivo conferito dall’assemblea dei soci a norma di statuto, che seppur svolto a titolo gratuito, presuppone precisi obblighi gestionali e amministrativi.

Il secondo aspetto, da considerare dirimente, è quello che riguarda le prestazioni rilevanti per la qualifica di volontario. Vale a dire, solo quelle rientranti nelle mansioni sportive ricomprese nell’articolo 25 del Dlgs 36/2021, sempreché svolte a titolo gratuito, in via spontanea e senza fini di lucro. Ove tali prestazioni siano svolte a titolo di volontariato fanno scattare il vincolo della incompatibilità con qualsiasi tipo di rapporto di lavoro, sportivo e non, retribuito, con il proprio ente.

Un’incompatibilità che non trova applicazione, a dire del Coni, nel caso dei consiglieri degli enti che, per la sola attività legata alla carica sociale, non sono volontari sportivi ma soggetti che esercitano una funzione di gestione e rappresentanza del sodalizio sportivo quale mandato a titolo gratuito.

In sostanza i membri eletti dei consigli direttivi svolgono l’attività in forza di un mandato conferito in base alle funzioni loro attribuite dallo statuto sociale quali, ad esempio: la gestione amministrativa del sodalizio, la rappresentanza nei confronti dei terzi, la stipula dei contratti con fornitori e collaboratori sportivi, assumendo le responsabilità civili e penali derivanti dall’incarico ricoperto.

Diversa sarà la valutazione nel caso in cui un membro del consiglio direttivo, al di fuori delle proprie mansioni istituzionali, svolga anche attività di volontariato sportivo per il proprio sodalizio, Solo in tale caso potrà applicarsi l’ipotesi di incompatibilità.

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