Accesso al social bonus, enti al lavoro sui progetti. Beni culturali pubblici in comodato e concessione.

Articoli pubblicati su Il Sole 24 Ore giovedì 21 Luglio 2022

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ACCESSO AL SOCIAL BONUS, ENTI AL LAVORO SUI PROGETTI

A cura di Ilaria Ioannone e Gabriele Sepio

Social bonus: il 15 settembre sarà la prima scadenza utile per presentare progetti di recupero di beni immobili pubblici o confiscati alla criminalità. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto (DM 89/2022), si fa strada una nuova opportunità di finanziamento delle attività di interesse generale degli enti del Terzo settore (ETS) il cui ambito applicativo, a differenza di quanto previsto dal decreto, non è limitato alle sole Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale ma a tutti gli ETS iscritti nel Registro come previsto dal D.l. semplificazioni fiscali.

 Il Social bonus consentirà, quindi, a persone fisiche e giuridiche di poter effettuare donazioni in denaro a favore di ETS che intendano “investire” in interventi di recupero di immobili pubblici inutilizzati o confiscati alla mafia, di aver diritto ad un credito di imposta pari al 65% dell’erogazione se a donare sia una persona fisica o del 50% nel caso di persone giuridiche. Credito questo fruibile entro il 5 per mille dei ricavi annui per i titolari di reddito di impresa, entro il 15% del reddito per perone fisiche ed enti che non svolgono attività commerciali. Attenzione però. Per poter fruire dell’agevolazione in questione, come indicato dal decreto, tuttavia occorrerà che i beni oggetto degli interventi di recupero siano assegnati e utilizzati dagli ETS in via esclusiva per lo svolgimento di una o più attività di interesse generale con modalità non commerciali (art. 79 Codice del Terzo settore o ETS). Una caratteristica questa che sembra escludere le imprese sociali dai possibili enti assegnatari – destinatari dell’erogazione agevolabile. Resta ferma la possibilità per queste ultime di partecipare in partenariato con altri ETS senza assumere il ruolo di capofila.

Particolare attenzione dovrà essere posta anche per quanto concerne gli interventi di recupero oggetto di liberalità. Queste ultime, infatti, potranno essere rivolte solo ad alcuni interventi individuati dall’art. 3 del DPR 380/2001 quali ad esempio progettazione, manutenzione, sistemazione degli spazi esterni alla struttura oggetto di recupero a condizione che questi siano finalizzati ad assicurare il riutilizzo nonché funzionali allo svolgimento delle attività di interesse generale. Tra le spese eleggibili rientrano anche quelle di funzionamento del bene.

Sul fronte delle procedure i progetti finanziabili dovranno essere presentati da parte dell’ETS o in partenariato tra loro entro le date utili individuate dal decreto: vale a dire il 15 gennaio, 15 maggio e 15 settembre di ogni anno. Si renderà necessario corredare il progetto con tutta la documentazione richiesta dal DM (art. 8) per poi essere valutato da un’apposita Commissione che dovrà stilare un elenco dei progetti ammessi dandone pubblicità mediante pubblicazione sul sito del Ministero del lavoro.  Infine, in un’ottica di trasparenza, il DM prevede specifici adempimenti in capo ai titolari dei progetti di recupero. Questi ultimi, infatti, saranno obbligati trimestralmente a comunicare al Ministero del lavoro l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel periodo di riferimento nonché a presentare il rendiconto delle spese sostenute con le risorse finanziarie a propria disposizione. Una volta conclusi i lavori, poi, gli ETS dovranno trasmettere il rendiconto finale accompagnato da copia del certificato di collaudo finale e dalla dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’ente titolare del progetto.

Altri obblighi in tema di trasparenza, riguardano la necessità di pubblicare annualmente le informazioni relative al totale degli importi ricevuti nell’anno precedente mediante le erogazioni liberali e delle spese con queste sostenute, tramite il proprio sito web istituzionale, prevedendo un’apposita pagina dedicata e facilmente individuabile o, in mancanza, nel sito internet della rete associativa. Peraltro, gli ETS saranno tenuti anche ad inserire sul portale dedicato al Social bonus tutte le informazioni relative al progetto di recupero ammesso.

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BENI CULTURALI PUBBLICI IN COMODATO E CONCESSIONE

A cura di Luciano Gallo e Gabriele Sepio

Il Social bonus arricchisce le possibili forme di partenariato pubblico-privato finalizzate ad attivare forme di collaborazione tra ETS ed enti pubblici. Il nuovo strumento, messo a disposizione dal CTS, consente di assegnare agli ETS gli immobili pubblici, per il cui finanziamento – ed è questa la principale peculiarità di tale strumento – intervengono finanziatori terzi (persone fisiche o giuridiche).

Vengono messi in rete diversi soggetti, ciascuno con un proprio compito e tutti accomunati dallo svolgimento di una o più attività di interesse generale attraverso un bene immobile recuperato e rigenerato. Strategico è, al riguardo, il ruolo degli enti pubblici, chiamati in primo luogo a mappare gli immobili inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata, e, conseguentemente, ad attivare forme di collaborazioni con gli ETS.

A loro volta, gli ETS, oltre a partecipare alle procedure ad evidenza pubblica, eventualmente attivate dagli enti pubblici, possono presentare a questi ultimi una proposta progettuale finalizzata alla valorizzazione di un bene pubblico inutilizzato, da candidare anche rispetto alla procedura ministeriale a sportello.

Infine, i “filantropi”, evidentemente desiderosi di contribuire alla realizzazione di un progetto comunitario, di cui condividono scopo e finalità, e nell’ambito del quale riconoscono l’affidabilità degli altri partner (ente pubblico ed ETS). La convenienza fiscale, in realtà, presuppone l’attivazione della fiducia, l’unico elemento in grado di attivare un partenariato consapevole ed intenzionale. La particolare finalità di tale strumento pone al centro la previa individuazione di obiettivi di cambiamento – durevoli e misurabili – della comunità di riferimento; da qui l’uso della valutazione di impatto sociale.  Dal lato degli enti pubblici, inoltre, la rigenerazione di un bene pubblico mediante il social bonus non è finalizzata al massimo sfruttamento economico del bene stesso, quanto piuttosto al soddisfacimento di esigenze sociali degli enti proprietari, coerenti con gli indirizzi e con gli strumenti a contenuto generale.

Il social bonus mostra tutta la sua duttilità e, pertanto, può essere attivato nell’ambito di co-programmazioni (art. 55, c. 2) e di co-progettazioni (art. 55, c. 3), anche su iniziativa degli ETS, ma ancora nell’ambito di procedimenti finalizzati alla stipula di convenzioni con APS e ODV (art. 56), nonché nell’ambito delle forme di partenariato pubblico-private speciali previste dal CTS proprio in relazione all’uso dei beni pubblici e, dunque, delle forme di comodato (art. 71, c. 2), di concessione di beni culturali pubblici (art. 71, c. 3 e art. 89, c. 17). La misura agevolativa del CTS, infine, mostra un doppio volto della trasparenza, da un lato come necessaria forma di rendicontazione dell’uso delle risorse ricevute e dei beni pubblici assegnati (la casa di vetro), dall’altro, come progetto di successo da comunicare per rinsaldare e rilanciare legami di fiducia (vetrina).

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