
I Comuni scontano la Tari a chi dona beni alimentari
Agevolazione Tari per chi dona eccedenze alimentari. Ad oggi sono diversi i Comuni che – in linea con le previsioni della legge Gadda 166/2016 (Antisprechi) – riconoscono alle attività commerciali e industriali che producono o distribuiscono beni alimentari e che li cedono, a titolo gratuito, un abbattimento della parte variabile della tariffa sui rifiuti.
Una finalità, quella perseguita a livello territoriale, che incentiva grandi e piccole imprese a donare prodotti di prima necessità rimasti invenduti o inutilizzati promuovendo nel nostro Paese un’economia di tipo circolare.
Il Fisco, infatti, nel contesto della legge Antisprechi, diventa una leva per dare rilevanza a comportamenti virtuosi prevedendo, a fronte della donazione di un paniere di beni circoscritti dalla norma (per esempio, oltre ad alimenti e farmaci, tessile e arredo, giocattoli, libri, materiali per edilizia, tablet ecetera) di eliminare qualsiasi effetto fiscale legato alla liberalità.
Ciò significa che, ai fini Ires, le cessioni gratuite non generano un ricavo imponibile e i costi sostenuti sono deducibili, mentre sotto il profilo Iva, le operazioni di cessione – in quanto assimilate alla distruzione dei prodotti – non scontano l’imposta. In questo caso, quindi, non viene applicata l’Iva sulle merci in uscita riconoscendo una detrazione dell’imposta assolta a monte.
Accanto a tali incentivi, il legislatore ha poi previsto la facoltà per i Comuni di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti proporzionale alla quantità, debitamente certificata, di beni e prodotti ritirati dalla vendita e oggetto di donazione (articolo 17, legge 166). Una previsione che molti hanno recepito nei propri regolamenti Tari indirizzandola per lo più ai soli donatori e non ai donatari.
Tra i Comuni virtuosi che hanno scelto di incentivare la cultura del dono vi sono, ad esempio, le città di Milano, Bergamo, Varese, Roma, Messina e Lecce che prevedono una riduzione della Tari basata sulla parte variabile con percentuali differenti.
È il caso, ad esempio, del Comune di Roma Capitale che, nell’ambito del progetto «Food policy», consente di fruire dell’agevolazione Tari in misura proporzionata al cibo donato nonché alla superficie dell’immobile prevedendo tre fasce di riduzione (15%, 20% e 25%).
Discorso diverso per il Comune di Varese che calcola la riduzione Tari sulla parte variabile parametrando la quantità di cibo donato al coefficiente di produzione presuntiva della Tari con riferimento alla specifica attività commerciale svolta. In questo caso, sono previste quattro fasce di riduzione (5, 10, 15 e 20%).
Anche il Comune di Bologna investe nel contrasto allo spreco alimentare prevedendo, in questo caso, un abbattimento tariffario sulla Tari quantificato in 0,20 euro al chilogrammo di beni alimentari che non può arrivare ad incidere per oltre il 10% del totale della tassa dovuta e che si applica a conguaglio della tassa dovuta per l’anno successivo.
Al Sud, la città di Lecce riconosce una riduzione della parte variabile della tariffa nella misura del 15% a favore di imprese che producono o distribuiscono beni alimentari devolvendoli ad associazioni assistenziali e di volontariato previste dalla normativa antisprechi.
Si tratta, quindi, di misure volte ad incentivare la cultura del dono che richiedono ai soggetti beneficiari di porre in essere una serie di adempimenti legati principalmente all’obbligo di comunicare la quantità totale dei beni donati. Infatti, le imprese che intendono fruire della riduzione Tari sono tenute a presentare domanda corredata da documentazione attestante la cessione a titolo gratuito delle eccedenze, quale ad esempio il documento di trasporto richiesto dalla legge 166 che diviene in questo caso anche un parametro per quantificare il beneficio fiscale.
Sono vantaggi inediti , spesso poco conosciuti ma di grande utilità, che necessiterebbero di uno sforzo divulgativo più consistente da parte degli enti locali.
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C’è un Fisco buono che incentiva l’economia sostenibile e circolare
La legge antisprechi come parametro per l’assegnazione di benefici fiscali anche agli enti donatari. È un’opportunità data dalla legge 166/2016 e colta da alcuni Comuni, che potrebbero presto diventare modelli di riferimento replicabili per i tanti enti locali che iniziano a guardare con sempre più attenzione ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Un modo, insomma, per premiare e far crescere le organizzazioni del Terzo settore impegnate nelle attività a sostegno dei bisogni sul territorio.
Sul tema ci sono alcuni esempi agevolmente replicabili anche senza l’impiego di fondi consistenti.
Pensiamo al Comune di Varese, che premia con un’esenzione Tari gli enti che recuperano eccedenze alimentari e le ridistribuiscono a fini di solidarietà sociale mettendo a disposizione fondi per 20mila euro. Più nello specifico, per il 2022 viene ammessa la possibilità per le realtà iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), in regola con il pagamento della tassa sui rifiuti negli anni precedenti, di fruire di un’esenzione della quota fissa e variabile della Tari. Gli adempimenti richiesti per accedere al beneficio non si presentano eccessivamente onerosi. È previsto l’invio di un’apposita domanda corredata da una dichiarazione trimestrale di utilizzo dei beni ceduti, ricompresi tra quelli individuati dall’articolo 16 della legge 166/2016, per finalità istituzionali.
Anche il Comune di Parma incentiva per il 2022 gli enti del Terzo settore stanziando risorse per 80mila euro. In questo caso, per le realtà iscritte al Runts o in possesso dei requisiti per l’accesso è prevista la possibilità di ottenere una riduzione Tari pari all’80% del relativo carico fiscale. Mentre le cooperative sociali di tipo A possono beneficiare di una riduzione del 20%.
Nel Centro Italia, incentivi per gli enti del Terzo settore (Ets) sono previsti dal Comune di Latina, che per il 2022 ha introdotto una riduzione della Tari in favore di organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale iscritte nel Runts che svolgono la propria attività in immobili di proprietà, in affitto o in comodato, nei quali non risultano essere residenti nuclei familiari. Un’agevolazione che consiste in una riduzione che può arrivare fino al limite massimo dell’intera quota fissa e variabile della tariffa.
Dal quadro generale emerge un’applicazione di benefici a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, con premi fiscali variabili per gli enti del Terzo settore impegnati nel recupero delle eccedenze e nello svolgimento delle proprie attività istituzionali.
Si registra tuttavia la necessità di promuovere e diffondere queste misure, allo scopo di coinvolgere le imprese e gli enti del Terzo settore. In questo caso, la leva fiscale potrebbe essere uno strumento utile, associando i benefici della legge 166 con le detrazioni e le deduzioni previste dal Codice del Terzo settore per chi effettua erogazioni in natura.
Uno strumento utile potrebbe essere quello di mettere a disposizione specifici fondi per i Comuni, al fine di promuovere iniziative di questo tipo sulla scorta di quanto già previsto dalla legge 166/2016 per lo sviluppo di progetti innovativi “antispreco”.