Terzo settore, il Registro unico impone la trasparenza sulla raccolta fondi

di Jessica Pettinacci e Gabriele Sepio

Il Codice del Terzo settore (Dlgs 117/2017 o “CTS”) introduce una disciplina innovativa per gli enti non profit in materia di fundraising, posto che le singole raccolte di fondi sono associate per la prima volta a puntuali meccanismi di trasparenza e adempimenti contabili. Anzitutto, per gli enti che decideranno di iscriversi nell’imminente Registro unico nazionale del Terzo settore e assumere, dunque, la qualifica di ente del Terzo settore (ETS) la trasparenza diventa elemento qualificante.

In questo contesto, oltre alle indicazioni già recate dal DM 5 marzo 2020, rilevanza centrale assumeranno le linee guida sulla raccolta fondi, ove il Ministero del lavoro – in un decreto di prossima emanazione – fornirà puntuali indicazioni anche sulle modalità di svolgimento e sulle diverse tipologie di raccolta svolte dagli ETS.

Peraltro, una delle questioni più diffuse quest’anno, in ragione dell’incremento delle raccolte fondi via web legate al Covid-19, riguarda proprio le piattaforme di crowdfunding e, in particolare, il nuovo social lending. Unico strumento finanziario previsto dal CTS che si pone quale veicolo di accesso al credito sul web a sostegno delle attività di interesse generale del Terzo settore.

Puntuali sono le modalità di regolamentazione previste dalla riforma, che lo colloca in un regime fiscale di vantaggio in cui gli interessi sono tassati alla stregua dei titoli di stato. In particolare, si applica una ritenuta agevolata del 12,5 % sugli importi percepiti dagli investitori per la remunerazione del capitale investito da parte dei gestori dei portali on line (art. 78 CTS).

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