Terzo settore, per i trust la strada della fondazione

Quale destino per i trust onlus a seguito della riforma del Terzo settore? L’approssimarsi della definitiva abrogazione del regime agevolato onlus (Dlgs 460/1997), che ci sarà dopo l’autorizzazione europea sulle misure fiscali introdotte dal Codice del terzo settore (Cts), e la recente prassi del ministero del Lavoro delle politiche sociali, impone ai trust dotati di questa qualifica di fare una scelta.

Il Cts e le norme sul funzionamento del Registro unico nazionale degli enti del terzo settore (Runts), nel definire il perimetro soggettivo degli enti idonei ad essere qualificati Ets, non menziona il trust quale veicolo idoneo a essere ricompreso nella nuova disciplina, seppur la stessa preveda l’abrogazione delle onlus a partire dal 2023 (articolo 4 del Codice del terzo settore).

Tale aspetto, insieme alla mancanza di una soggettività giuridica in capo al trust, sarebbe d’ostacolo per l’accesso al Terzo settore (si veda l’articolo a fianco). Ecco, quindi, che per tutti i trust onlus si apre una scelta cruciale: devolvere il patrimonio accumulato nel periodo in cui ha beneficiato delle agevolazioni fiscali onlus o accedere al Terzo settore con una nuova veste.

Sul punto, una strada percorribile e maggiormente in linea con la struttura del trust potrebbe essere quella di costituire una fondazione, cui devolvere il fondo in trust. Nel dettaglio, il trust, rappresentato dal trustee, potrebbe intervenire quale fondatore del nuovo veicolo, eventualmente insieme ai disponenti del trust medesimo, se ancora in vita.

Dal punto di vista delle finalità, dovrebbe essere agevole mantenere gli scopi del trust nella nuova fondazione, facendo attenzione a che le attività rientrino tra quelle di interesse generale di cui all’articolo 5 del Codice del Terzo settore.

Più complicato potrebbe essere adeguare la governance del trust nell’ambito della fondazione. La fondazione dovrà essere amministrata da un organo monocratico o collegiale, che potrà essere individuato nel medesimo trustee in qualità di amministratore unico o di presidente del consiglio di amministrazione. In presenza di un trustee collegiale, il medesimo organo potrà trasformarsi nel nuovo cda della fondazione, in caso contrario, bisognerà individuare dei soggetti da nominare quali consiglieri.

Discorso simile per l’organo di controllo, obbligatorio per tutte le fondazioni del Terzo settore. Se il trust era già dotato di un garante, questo potrebbe essere confermato quale organo di controllo monocratico della fondazione, purché iscritto nel registro dei revisori legali dei conti. In alternativa, si potrà individuare un soggetto diverso o nominare un collegio, nel rispetto delle disposizioni dettate dall’articolo 30 del Codice del Terzo settore.

Anche gli adempimenti in termini di bilancio e trasparenza dovranno essere adeguati al Cts. La fondazione dovrà redigere un bilancio di esercizio e un bilancio sociale da depositare presso i competenti uffici, pubblicizzare sul proprio sito gli eventuali compensi/emolumenti o corrispettivi attribuiti a qualsiasi titolo ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, in caso di entrate superiori a 100mila euro.

A ben vedere, si tratta di una scelta non sempre agevole in termini di organizzazione e che spesso rischia di discostarsi dalle intenzioni originarie del disponente, che a suo tempo aveva scelto il più duttile strumento del trust onlus preferendole all’associazionismo o alle fondazioni. Sarà importante costruire l’organigramma della fondazione in modo da rispettare il più possibile le volontà del disponente e, se ancora in vita, garantire al medesimo la possibilità di mantenere un ruolo di indirizzo all’interno della nuova fondazione, nonché nella scelta dell’organo amministrativo.

Non pare invece percorribile la diversa strada della trasformazione. Non essendo il trust un soggetto di diritto appare difficile pensare ad una sua trasformazione in fondazione, per evitare i passaggi della «costituzione» del nuovo ente e della «devoluzione del patrimonio». Ciò anche in virtù del principio di tipicità delle trasformazioni in base al Codice civile.

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