Terzo Settore

La condivisa necessità di adattare l’attuale modello economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale rende necessaria la costruzione di un rapporto sinergico tra mondo profit, non profit e Istituzioni.

Donazione delle eccedenze per fini solidaristici, progetti di rigenerazione urbana per favorire l’inclusione sociale, welfare solidale per promuovere la responsabilità sociale d’impresa, sono solo alcuni dei tanti ambiti intorno ai quali ruota lo sviluppo di nuovi modelli, inclusivi e circolari.

In tempi recenti l’Italia ha saputo dimostrare, sia dal punto di vista legislativo che di prassi territoriale, di aver colto l’esigenza di sviluppare un nuovo modello sociale il cui elemento distintivo trae origine da una rinnovata collaborazione sussidiaria tra istituzioni, mondo imprenditoriale e Terzo Settore nell’ambito di attività a carattere filantropico.

Per tali ragioni la disciplina applicabile agli enti non profit che perseguono finalità solidaristiche è stata interamente revisionata dalla riforma del Terzo settore, attuata con l’emanazione del D.lgs. 117/2017 “Codice del Terzo settore”, alla quale ho avuto la possibilità di contribuire personalmente, e del D.lgs. n. 112/2017 per quanto riguarda le imprese sociali.

La ratio della riforma è stata quella di assegnare una specifica identità giuridica ai soggetti organizzativi di natura privata che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro, con il fine di realizzare attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi, anche attraverso lo svolgimento di attività d’impresa.

Ed è in questo contesto che subentra l’ulteriore obiettivo, da parte delle medesime realtà aziendali, di implementare una policy di trasparenza in merito alle iniziative promosse, consentendo in questo modo ai sostenitori e a tutti i soggetti interessati all’attività in questione di accedere alle principali informazioni che riguardano l’organizzazione e la gestione di un determinato ente del Terzo settore. Strumenti come il bilancio sociale e la valutazione di impatto sociale oggi giorno permettono agli enti non profit più efficienti di accedere ad esempio a raccolte fondi e, soprattutto, ai crescenti investimenti del mondo profit verso la reputazione sociale dell’impresa.

In tale contesto, gioca un ruolo fondamentale lo sviluppo di nuovo modello di economia circolare, in grado di garantire lo sviluppo sostenibile, dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse e allungare il ciclo di vita dei prodotti per ridurre la produzione di rifiuti e gli sprechi. La logica circolare tuttavia, non agisce solamente sulla dimensione ambientale dello sviluppo sostenibile ma può generare anche ampi benefici sotto il profilo economico e, soprattutto, sociale.

Diverse sono state le misure fiscali introdotte per promuovere la transizione ecologica e, al tempo stesso, accompagnare le comunità e i cittadini per adattarsi ad un nuovo approccio rigenerativo delle risorse, a volto assegnare nuovo valore a beni e servizi. Si pensi alla legge c.d. “antisprechi” (L.166 del 2016) che favorisce la circolarità dei beni e genera impatto sociale fornendo un supporto significativo alle politiche di contrasto alla povertà.

Questa norma consente di ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera produttiva, favorendo il recupero e la donazione delle eccedenze a favore degli enti non profit. Con l’approvazione della legge di bilancio 2018 l’ambito di applicazione della legge è stato ulteriormente ampliato: oltre ad alimenti e farmaci, è possibile donare anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, prodotti di cartoleria, cancelleria, tablet e strumenti tecnologici. In qualità di collaboratore alla stesura di questa legge, ci tengo a precisare che parte del successo e benefici riscontrati si devono soprattutto agli incentivi fiscali. Questi ultimi hanno infatti permesso a moltissime realtà profit di poter donare i beni godendo delle misure di favore.

Ma è bene ricordare che I principi dell’Economia circolare trovano applicazione anche in contesti diversi dalla donazione. Pensiamo ai processi di rigenerazione urbana. Recupero, riuso e riattivazione di spazi urbani dismessi o sottoutilizzati sono un esempio di iniziative volte valorizzare il patrimonio immobiliare esistente e a favorire l’inclusione e la coesione sociale.

L’Economia circolare è un dogma con diverse forme diverse e diversi ambiti d’applicazione, sempre piu vasti e con investimenti crescenti che guardano ai nuovi mercati, a modelli innovativi, alla creazione di occupazione e nuove opportunità imprenditoriali. La crescita degli investimenti sostenibili e responsabili (Sustainable and Responsible Investment o SRI) evidenzia la maggiore sensibilità del sistema economico ai criteri sociali, ambientali e di governance, meglio conosciuti come criteri ESG (Environmental, Social and Governance). A questo si aggiunge l’introduzione di nuovi strumenti di finanza sociale da parte della riforma del terzo settore nell’ottica di incentivare e facilitare il finanziamento delle attività di interesse generale e i progetti in grado di generare impatto sociale. le esigenze sociali e ambientali della collettività rappresentano ormai un punto di osservazione privilegiato per le imprese che vogliono trovare una propria identità nel nuovo contesto economico.

Coniugare, insomma, sviluppo e responsabilità del mercato in un’ottica sempre più generativa e dinamica.

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